Ascoltare esecuzioni con l'illusione che esistano "interpretazioni" è la prova evidente della mancanza di criteri. Inevitabilmente chi possiede criteri, capisce, chi no, vaga con aspettative di diversità e novità alla ricerca di non si sa che.
martedì 7 marzo 2023
Ignoranza e criteri
Ieri sera Milena Gabanelli, finalmente, ha avuto il coraggio di affermare pubblicamente che l'IGNORANZA ESISTE e che ai bambini bisognerebbe insegnare a leggere fin dalle elementari.
Ovviamente non si riferiva all'alfabeto, quanto alla comprensione del senso.
Che in Italia non si legga è un dato accertato e le conseguenze dannose sono sotto gli occhi di tutti in qualunque settore di attività. Superficialità e presunzione ormai la fanno da padrone in tutte le relazioni umane.
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"… e la musica non se transmete che per le articulaziooni.
Il fatto che è articulata da un uòmo e si indiriza alla coscienza che può articulare di un altro!!! “[Sergiu Celibidache]
(Tratto da "Idee sulla musica" - RTSI 1974)
Ai più, purtroppo, sfuggono le implicazioni che questa affermazione determina nella pratica musicale.
Per citarne alcune:
- 1) come si decide il tempo di esecuzione di un brano
- 2) che rapporto c'è fra tensione e intensità
- 3) in base a quale criterio vanno differenziate le ripetizioni
- 4) quando finisce un brano di musica
- 5) come liberarsi per vivere il Punto Massimo di un brano...e poi c'è chi ascolta ancora Karajan o Bernstein o Kleiber: è come proporre ad un assetato di verità di dissetarsi in un pantano pur avendo a portata di mano una sorgente di acqua pura
"MUSICA ALLE MEDIE" 6/xx: MUOVERE LE BRACCIA o... "INFIAMMARE CONSAPEVOLEZZA"?
È arrivato. Ecco il post che rappresenta lo spartiacque.
LA FUNZIONE DEL DIRETTORE.
La definizione più entusiasmante sulla attività del direttore d'orchestra che io abbia trovato in 50 anni (ho iniziato a 17 anni e oggi ne ho 67... quindi giusti giusti 50 ) che sono... "inteso alla materia"( il mio essere curioso mi ha portato a conoscere la poetica di moltissimi direttori e molti frequentati e conosciuti anche "dal vivo", personalmente) è quella che ne diede SERGIU CELIBIDACHE ad un intervistatore della radio francese. (La riporto qui allegata a questo mio post).
"Attraverso la mia azione, io infiammo, io rendo incandescente in ciascuno di coloro che lavorano con me, il bisogno di associare; non di associare nella successività, una parte dopo l'altra, se non far sentire e controllare come questa parte nasca dalla precedente, e quando tutti possono fare questo, si cerca di farlo insieme".
Vorrei dire... cercate qualche direttore che abbia questo livello etico di consapevolezza del proprio lavoro e della propria funzione. Quante definizioni vengono date della "funzione" del direttore, quante risposte alla domanda "a che serve". Ecco, diciamo che io ho dedicato la mia vita a cercare di comprendere nel profondo il senso di queste parole e poi ad impegnarmi per arrivare a far sì che una apparente idea come un'altra, ma in realtà un unicum nel panorama di tutti i tempi, si radicasse profondamente in me e io potessi arrivare al punto di poterla esemplificare e far realizzare anche agli altri, a chi fosse disposto a riconoscere in se stesso l'urgenza della stessa necessità etica.
IL GESTO DIRETTORIALE.
Per tanti che si definiscano direttori d'orchestra, altrettante sono le ipotesi sulla funzione del gesto e sulla tecnica direttoriale.
La tecnica che io ho appreso in modo definitivo, è quella di Sergiu Celibidache. Tre elementi sono fondamentali.
- Consapevolezza "vera" e non presunta del PESO DEL BRACCIO
- Padronanza dell'IMPULSO necessario per liberare il peso una volta acquisitane la consapevolezza
- PROPORZIONE, trasmissibile agli altri "oggettivamente", che è la relazione fra la quantità di energia scatenata nell'impulso e la quantità di valori isocroni ( di uguale durata) contenuti nel tragitto che porta il braccio verso l'alto.
Il gesto trasmette articolazioni e questo avviene grazie alla assoluta identità fra la capacità di articolare di un uomo e la capacità di articolare di un altro.
Come faccio a rendere "oggettivo" questo tragitto fra impulso e proporzione? Qui sta la differenza fra Celi e tutti, tutti gli altri.
Lo sai cosa c'è dietro? Un mondo che accomuna tutti gli esseri umani, a patto che si rendano disponibili ad essere generosi gli uni verso gli altri.
Quando hai difronte a te tanti seduti nello stesso posto che cosa li porta a fare quel salto di qualità che li trasforma da "tanti" in un "UNO"? Se il gesto è "personale", cosa che molti ripetono senza cogliere l'arroganza e il narcisismo che questa affermazione porta con sé, l'UNO è assolutamente impossibile da realizzare. L'assieme sarà garantito soltanto per la parte più primitiva, quella ritmica e questo inevitabilmente impedisce alla musica di nascere.
Suoni, uno appresso all'altro e messi in fila soltanto perché chi suona ce li ha scritti davanti e con qualcuno che si fa garante di una pulsazione approssimativa, si arriva ad un "più o meno assieme" che garantisce il "da capo a fondo" del brano.
Io cerco invece di creare un'altra consapevolezza.
Una volta acquisita la padronanza del peso del braccio, ad ogni movimento noi battiamo per "liberare" quel peso. Liberarlo da cosa? Dalla soggettività di colui che lo muove. Ah... e quindi che dovrebbe accadere?
Dopo aver fatto l'impulso il braccio deve essere lasciato libero quindi salirà in base alla quantità di energia che gli è stata impressa, quindi sale in virtù di quella e non perché io continuo a muoverlo.
Beh ma... che differenza fa?
ASSOLUTA.
Sono due mondi paralleli e opposti, uno esclude l'altro.
Se arrivi a scatenare questo processo, nel momento in cui il braccio è finalmente svincolato dalla tua volontà, lo prende in carico... il COSMO, lo hai affidato ad una FORZA UNIVERSALE, quella di GRAVITÀ che essendo comune a tutti gli esseri del pianeta, permette a chi ti sta difronte di poter prevedere esattamente quel che accade e quindi è messo nella condizione di oggettivare anche se stesso accomunandosi lui a te e tu a lui.
Spero di essermi spiegato.
Ecco da cosa nasce, quindi, la mia proposta di corsi di aggiornamento per direttori d'orchestra "delle scuole" e non perché siano diversi dai 12 "per professionisti" che si sono succeduti dal 2008 ad oggi, ma proprio per correggere l'idea che sia diverso il modo di procedere fra "professionisti" e ... didatti. No. La forza di gravità ci accomuna tutti.
Certamente c'è una cosa che si può fare: ignorare tutto questo. Io cerco di fare in modo che questo non avvenga offrendo a chi si renda disponibile, tutta l'esperienza accumulata dopo aver seguito per 10 anni un Maestro animato dalla volontà di dargli il tempo di spiegarmi bene quello che aveva da darmi.
[ Come "bonus" aggiungo anche quest'altra dichiarazione straordinaria di Celi , un invito straordinario a riflettere sul sottile crinale che separa andare per tentativi , a tentoni fondando tutto se sensazioni ed emozioni generiche, momentanee e al contrario muoversi all'interno di una prospettiva che punti alla oggettività. Davvero due mondi che non possono comunicare fra loro]
"MUSICA ALLE MEDIE" 5/xx: I DOCENTI DI MUSICA CHE VOGLIONO DAVVERO IMPARARE A DIRIGERE...
Esiste una tecnica direttoriale nella quale per ogni gesto che viene fatto
viene data la ragione che lo determina, il perché ontologico.
Nulla è frutto di approssimazione e tantomeno di arbitrio, insomma in questa non esistono come invece accade in altre, frasi del tipo "si può fare in tanti modi, ognuno sceglie quello che..." e non viene mai detto in base a quale criterio ( che risponda quindi ad un ... perché) venga scelto l'uno o l'altro.
I principi ontologici che reggono il rapporto fra
- PESO DEL BRACCIO
- FORZA DI GRAVITÀ
- DIREZIONE DEI MOVIMENTI DELLE BRACCIA E LORO SIGNIFICATO ANALOGICO E NON ARBITRARIO
- LEGAME INDISSOLUBILE FRA IDEA MUSICALE E GESTO "FUNZIONALE"
(soltanto per citarne alcuni fra i fondamentali)
subiscono due possibili sorti:
si possono CONOSCERE e STUDIARE per arrivare a possederli o possono essere
IGNORATI.
La scuola di direzione d'Orchestra di Sergiu Celibidache offre risposte a chi sia alla ricerca della verità e non lascia spazio ad alcuna discrezionalità. Per frenare obiezioni idiote va subito chiarito che questo non significa che si diventa tutti "automi" o cloni ( ma come ti viene in mente...). No! Significa che ognuno ha le "sue" braccia ma i principi che ne regolano il funzionamento direttoriale non sono "personali e soggettivi" ma "universali e oggettivi".
LA REALTÀ "QUANTITATIVA" è un contenitore enorme e quindi c'è spazio per tutti. Approssimativi e funzionali, consapevoli e "ignoranti ( nel senso di coloro che ignorano) con-vivono, nel senso che ci si ritrova tutti a condividere l'esistenza sul pianeta Terra perché è l'unico al momento conosciuto sul quale sia possibile la vita.
LA REALTÀ "QUALITATIVA" invece è un contenitore molto piccolo e selettivo che rispetto alla "quantitativa" non consente deroghe o approssimazioni. Per accedervi sono necessari requisiti umani non fraintendibili e assolutamente verificabili in ogni scelta di chi la vive: - anelito alla libertà (prima di tutto libertà dall'ignoranza" ) e
- amore incondizionato per la verità.
L'ostacolo principale per accedere alla "realtà qualitativa" è soltanto uno: l'EGO che nel narcisismo trova la sua materializzazione più gettonata nel mondo attuale.
"L'unica persona che conta sono "IO"; "tu", inteso come altro da me verso il quale io potrei ad esempio provare empatia immedesimandomi, non esisti, non sei nemmeno contemplato come possibile, esisto soltanto io.
Questo fa la differenza fra i direttori APPROSSIMATIVI e i direttori FUNZIONALI.
Se non lavori per sapere quale sia il "perché" VERO che sta dietro ad ogni gesto, ogni volta che ti metti in piedi ( a proposito: come si sta in piedi e... perché in un modo o in un altro?) e ti accingi a dirigere è come se comunicassi ai ragazzi "voi non siete nessuno, per me non esistete, lo dimostra il fatto che io ora farò dei gesti di cui in realtà non conosco la ragione profonda, il perché vero che ne costituisce la ragion d'essere. Sono un "approssimativo" che si illude di essere adeguato, anzi, il problema non esiste perchè io manco me lo pongo. Come mi arrangio io ora arrangiatevi pure voi suonando "qualcosa" in base ai miei gesti approssimativi con un patto che ci rende complici.
Io inizierò inizio a muovere le braccia (lascia stare come... tanto fa tutto lo stesso) più o meno quando voi iniziate a suonare. Non badate ai miei gesti, non vi fate distrarre da quello che faccio; concentratevi piuttosto sulla parte scritta che avete sul leggio. Alla fine non vi preoccupate: quando smetterete di suonare mi fermerò anche io... forse.
"MUSICA ALLE MEDIE" 4/xx: I DOCENTI DI MUSICA CHE VOGLIONO DIRIGERE.
Post non soltanto "scomodo" (lo anticipo già io) , ma anche abbastanza lungo in ragione del rispetto che meritano persone disposte a mettere seriamente da parte, almeno per una volta, il loro EGO.: "ah... trovarne... oggi"
La "tecnica" direttoriale divide i direttori in 2 grandi categorie: gli "approssimativi" e i "funzionali".
APPROSSIMATIVI: fanno gesti descrittivi che sembrano specifici ma che sono, invece, approssimativi perché non inequivocabilmente collegati a ciò che debbono dirigere, lo indicano "alla grossa", in modo primitivo, rozzo, superficiale. Però, in realtà, parliamoci chiaro: e che problema c'è. Di fatto è chi suona che sta "in prima linea", l'atto finale spetta a lui perché è lui che emette suoni e ne ha la responsabilità.
Quale è, allora, il criterio decisivo per valutare il diverso grado di responsabilità fra chi suona e chi dirige? È la IRREVERSIBILITÀ. Che il gesto sia approssimativo o ontologico il problema della irreversibilità per molti sembra che apparentemente non si ponga nemmeno.
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[ Apro una parentesi che ritengo significativa...]
Cito a proposito di irreversibilità, quello che mi disse Franco Ferrara il didatta di direzione d'orchestra punto di riferimento per il 90% degli aspiranti direttori fra la fine degli anni '50 e la prima metà degli anni '80.
Ultima settimana di agosto del 1985 - Lanciano in provincia di Chieti, sede di rinomati corsi di formazione orchestrale. Rassegna di "giovani direttori" in onore di Franco Ferrara. Siamo in 5 ad alternarci sul podio.
Contrariamente ai curriculum correnti, io già allora ero un "alternativo" ( un provocatore?).
In senso ZEN ( "quando l'allievo è pronto, il Maestro appare"), il Maestro che apparve, conforme al mio "essere pronto", non fu Franco Ferrara ma Sergiu Celibidache,
(.. e che ce voi fà, nessuno è perfetto /
a me è annata così, tocca fàssene na ragggiòne...).
L'incontro con Ferrara fu con queste parole:
- "Maestro... le porto i saluti di un suo grande amico"
- "Ah... e... di chi si tratta?"
- "Sergiu Celibidache"
- "Napoli, venga qui, si faccia abbracciare" ( wow...)"
Durante le prove ci sedevamo qualche fila dietro al Maestro. Ma dopo la prima prova Ferrara mi disse : "Napoli, venga a sedersi un po' qui, vicino a me".
E qui arriviamo al dunque. A commento di quanto NON stava accadendo mentre dirigeva uno dei partecipanti, Ferrara dopo un po', evidentemente infastidito, si voltò verso di me e sottovoce mi disse: "Ah... SE LA BACCHETTA SUONASSE".
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Riprendiamo. Per chi suona uno strumento, una volta emesso un suono, non può tornare indietro, non si può ricominciare come se nulla fosse accaduto, ormai quello è e... quello è.
Invece se il direttore fa gesti generici, non c'è nessun problema: i suonatori vanno avanti lo stesso. Sul leggio hanno la parte scritta e quindi l'opzione più praticata da parte di chi suona, qualora si trovi in presenza di un "approssimativo, è di non guardarlo e così garantisce senza farsi "distrarre" in modo pericolosamente fuorviante, il "da capo a fondo" del brano suonando. Suonando sì, però suonando le note ma... non una di musica.
Ora facciamo un piccolo test (mi rivolgo a docenti di scuola media, potenziali direttori, che si trovino quindi nella necessità di dirigere e che siano così onesti che invece di improvvisarsi direttori, vogliano seriamente imparare a farlo).
Il primo problema che si pone è quello della scelta del Maestro e questo però è un problema che accomuna tutti coloro che decidano di intraprendere studi musicali.
Come faccio infatti a decidere se quello lì sia affidabile o meno se non ho criteri per valutare la attendibilità di ciò che mi dice?
Una considerazione a latere: c'è una domanda infinitamente più rischiosa di qualunque altra e anche assai temuta dagli approssimativi: “perché?”
Ecco allora il test che propongo.
Ora io farò un elenco di domande specifiche e ciascuno proverà fra sé e sé, in base alle proprie esperienze e incontri, a rispondere.
- Posizione iniziale, quella con gli avambracci paralleli fra loro e paralleli al terreno. Io la definisco il “neutro”.
Perché si parte così?
- I tempi “in tre” vengono battuti con le braccia che si muovono a specchio, quindi, dopo aver fatto un levare, si fanno tre movimenti. Ad esempio braccio destro.
- 1/giù – 2/in fuori (verso destra) - 3/verso l’alto (ritornando al centro sulla verticale dell’1)
Perché?
Perché non invece: 1/giù – 2/in dentro (verso sinistra) – 3/ verso l’alto (ritornando al centro sulla verticale dell’1) ?
- Come si batte un movimento “in due” e… perché?
- Come si fa il “levare”. Come ottenere un attacco inequivocabile, ad esempio per ottenere un “pizzicato”?
- Prima di attaccare, il momento quindi del “levare”, quanti movimenti è giusto fare? Perché?
Cosa cambia nel levare se il brano parte sul battere o sul levare?
- Movimento del polso. Nella direzione d’orchestra si usa o non si usa? Quale è il… “perché” di chi dice “sì” e di chi dice “no”?
- Ora la più difficile: i tempi “in tre” battuti in uno ( ad esempio un ¾ come molti scherzi di sinfonia che si battono in uno)
Cosa deve contenere il gesto per rappresentare quel che accade e non coprire soltanto una distanza, facendo un “giù/su” indistinto?
Perché?
Quale sarebbe per intenderci la differenza fra un movimento "in uno" che raccolga al suo interno due valori della stessa durata, ad esempio " do - re", e lo stesso movimento "in uno" che però questa volta contenga tre valori sempre della stessa durata, quindi " do - re -mi"?
Dopo aver detto qualcosa sugli “approssimativi”, ecco giunto il momento di dare spazio ai funzionali.
Ma di questi parlerò nel prossimo post. A presto…
"MUSICA ALLE MEDIE" 3/xx: I DOCENTI DI MUSICA.
Volutamente lascio le due "x" dopo il numero progressivo di post sull'argomento. Stanno a significare che vorrei che la serie fosse lunga e non voglio porre limiti a quanti scriverne sull'argomento.
I DOCENTI DI MUSICA NELLE MEDIE E NEI LICEI che conoscenze hanno di "fenomenologia musicale" ?
E se queste non hanno fatto parte del loro percorso formativo, che cosa vanno a raccontare ai ragazzi di ontologico riguardo alla trasformazione eventuale del suono in musica?
Non è che una cosa vale l'altra quindi tener conto delle indicazioni della fenomenologia crea lo spartiacque, fa la differenza.
ORCHESTRA DI RAGAZZI:
Da dove parti?
Come veicoli il senso, il significato di un brano? Alla luce di quali considerazioni?
Tu docente lo avrai "studiato" prima di presentarti davanti all'orchestra.
Bene. Ora: di quali criteri ti sei preoccupato di dotarti per "leggere" una pagina di musica?
Sarebbe fondamentale una ricerca statistica che evidenziasse quali siano le tipologie di titoli possedute dai docenti.
Strumentisti? Compositori? "Didattici"? Tutti questi assieme?
Perché questo screening? Per capire se e come abbiano avuto l'opportunità di confrontarsi con domande quali:
- Quanto dura un brano di musica?
- Che differenza c'è fra velocità e tempo?
- Che differenza c'è fra tensione e intensità?
- Esiste la "ripetizione" in musica"?
- In base a quali criteri di decide il Tempo di esecuzione di un brano?
- Come si decide l'ordine di priorità, ( che cosa è più importante e che cosa lo è meno in una pagina di musica).
- Che differenza c'è fra il silenzio prima dell'inizio di una esecuzione e il silenzio dopo la fine di una esecuzione?
- Che differenza c'è fra suono e musica?
- Come reagisce la coscienza umana ai suoni?
Dimenticavo: che si intende per punto culminante e come si fa a... VIVERLO?
Potrei continuare a lungo.
Considerazione. Non è che saper rispondere a queste domande sia un fatto discrezionale, intendo che si può decidere che non sia importante saperlo fare.
Beato te se pensi questo.
Devi soltanto ringraziare che non siano i ragazzi a portele, ma se poco poco qualche ragazzino un po' più sveglio te le ponesse tu che faresti?
Auguri.
Aggiungo però che magari dovresti essere tu a porgliele. Sei tu il docente "di musica". Quindi io mi darei da fare , se non lo hai già fatto, ( per me stesso ho sputato sangue e sudato assai) per attrezzarmi per poter arrivare a dare delle risposte possibilmente non imbarazzanti ma quantomeno accettabili.
Se tutti i docenti italiani di scuole medie e licei sapessero rispondere a queste domande, l'Italia diventerebbe di colpo un Paese Pilota nell'educazione musicale e tornerebbe ad essere quel "Paese della musica" ( titolo del quale si fregiava fino ai primi anni del XX secolo) che è stato grazie ai compositori di melodrammi.
Nel prossimo post proverò a parlare di "Direzione di orchestre" giovanili, la differenza abissale che passa fra "muovere le braccia" e "dirigere" avendo consapevolezza del perchè che sta dietro ad ogni movimento. Continua...
"MUSICA ALLE MEDIE" 2/xx : PENSIERO e... PRATICITÀ.
Vado avanti nel mio percorso di riflessioni sull'Educazione Musicale.
Questa volta vorrei sondare i "pensieri" ( a cosa fanno riferimento le attività nelle quali vengono coinvolti i ragazzi ), intendo l'idea di musica che si vuole realizzare.
I fatti. Da un lato ci sono i riferimenti "pedagogici" generali con i loro fondatori, cito:
- Jean Piaget tanto per fare un nome credo noto a chiunque
- Maria Montessori per l'impronta forte che ha lasciato nella scuola italiana,
ma non dimentico affatto
- Don Lorenzo Milani che con il suo libro "Lettera a una professoressa" e in virtù della sua esperienza nella scuola di Barbiana, quindi non con una panoramica su... 8.000.000 di ragazzi, ha però "eccitato il turbamento", tema caro alla ipnosi terapeutica, di tutta Italia facendo della sua esperienza "particulare", un modello dal valore universale pur cavalcando una utopia educativa di alto valore etico.
In fondo aggiungo anche
- Rudolf Steiner. Lui, invece, ha elaborato un sistema educativo alla luce dell'idea di "essere umano" basata sulla Antroposofia.
Poi stringendo il campo alla pedagogia musicale, troviamo molti riferimenti. Anche qui ne cito soltanto alcuni fra gli innumerevoli ai quali oggi è possibile fare riferimento: Dalcroze, Willems, Kodály, Orff, Martenot, Ward, Suzuki, Gordon.
Adesso arriva la parte specifica, quella relativa alla relazione fra l'idea di musica che si vuole realizzare e i percorsi pratici per attuarla.
Qui... qui... c'è da fermarsi un momento a riflettere con attenzione.
Mentre scrivo penso agli... 8.000.000 di potenziali referenti e questo mi fa tremare i polsi. In segnare, tracciare un segno su di loro è una responsabilità enorme che determinerà le sorti future della... MUSICA in Italia.
Perché la politica è completamente disinteressata alla Educazione Musicale? Molto dipende dal "segno" che è stato capace di lasciare il "Prof di musica" su ognuno di quelli che man mano si avvicendano come "eletti" in ogni ambito istituzionale. Dall'assessore alla cultura al... Ministro, tutti si renderanno disponibili o assolutamente disinteressati in base al loro vissuto di esperienze musicali a cominciare dai primi stimoli ricevuti ... "alle Medie"
La risposta che ciascun "Prof" di musica è in grado di dare alla domanda "che cos'è la musica", farà la differenza.
C'è una distanza abissale fra considerare la musica una materia come le altre, qualcosa che è lì, fuori di te, da apprendere e invece riuscire ad arrivare alla consapevolezza piena dell'espressione "LA MUSICA SEI TU" con tutte le implicazioni che comporta. Continua...
"MUSICA ALLE MEDIE" 1/xx : NUMERI !
- Quanti sono i docenti di musica alle scuole medie?
- Quante sono le classi di "Educazione Musicale"?
- Quante sono le classi di "Strumento Musicale"?
- Quante sono le "Orchestre" formate dalle classi di Strumento delle scuole medie?
BRACCIO - È forse diverso a seconda di a chi ci si rivolge? Parlo delle braccia per dirigere non del "braccio armato..." della politica o del "braccio secolare" della chiesa.
Battendo una "Figura" direttoriale ("Alla breve (2), "Triangolo" (3), "Croce" (4) ) ha un senso profondo andare col braccio verso destra o verso sinistra o è ininfluente?
[Penso ad esempio ai tempi "in 6". In giro si parla, anche Celibidache ne parlava, di "all'italiana" [... forse per questo lo chiamava "sistema spaghetti" per metterne in mostra sia la approssimazione di chi si "arrangia" che la infondatezza musicale] e "alla tedesca". Cioè?
Cambia la distribuzione dei movimenti sui punti della figura "Croce" ( in giù, sinistra, destra, su)
- All'italiana: /1-2-3 (giù, sull'1 della croce)/ 4(sx) / 5 (dx) / 6 (su)
- Alla tedesca: / 1-2 (giù) / 3 (sx) / 4-5 (dx) / 6 (su)
Differenze?
Italiana: il 4* dei 6 movimenti va a sinistra
Tedesca: il 4* dei 6 movimenti va a destra.
Quindi? C'è qualcosa di ontologico, carico quindi di un significato profondo o fa tutto lo stesso?
Andando a sinistra , è come stringere qualcosa avvicinandola col braccio al corpo.
Andando verso destra, è come spingere qualcosa lontano dal corpo.
Quindi?
Come metto in relazione queste analogie anatomico-psicologiche con l'essenza dei tempi in 6 che sono tempi BINARI A SUDDIVISIONE TERNARIA, /1-2-3/4-5-6/ dove quindi il PRIMO e il QUARTO SONO PIÙ IMPORTANTI DEGLI ALTRI?
P.S. Gli alunni delle medie sono... 8.000.000 ( otto milioni). 
Dio mio che responsabilità: toglie il respiro. Fare bene o fare danno... corrono paralleli sul filo di un rasoio, basta nulla e rovini intere generazioni di potenziale pubblico consapevole.
Dall'altro lato pensa che straordinaria opportunità...
Chiedo per un amico.
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